| La prima cosa che si pensa collegando la Rivoluzione e Maria Antonietta è la sua morte, avvenuta il 16 ottobre 1793.
Il 1793 è sinonimo, dopo duecento anni, del Terrore. Ancora oggi, in Francia, viene subito collegato questo numero (abbreviato in 93) alla ghigliottina. Ma cos'è stato veramente il Terrore?
E' il 5 settembre 1793 che, in seguito ad un'invasione di sanculotti prima e ad una delegazione di giacobini poi, la Convenzione mette “il Terrore” all'ordine del giorno: la repressione dei nemici interni della Repubblica, il castigo sommario di tutti i traditori.
Ma il Terrore non è solo un insieme di istituzioni repressive per liberare la Repubblica dai suoi nemici: è sopratutto una rivendicazione basata su convinzioni e credenze politiche, e, come tale, risale già ai suoi primi istanti: esso esiste fin dall'estate del 1789, legato all'idea di un complotto aristocratico-monarchico: bisogna difendere la Repubblica da tutto ciò che le è ostile, questo pericolo astratto, onnipresente, fondamentale e nascosto. Già nel 1790 la discussione per il diritto di emigrazione delle zie di Luigi XVI aveva mostrato l'importanza dei diritti dell'uomo ma anche la situazione eccezionale, trattandosi di membri della famiglia reale. Anche del re, pur reintegrato nelle sue funzioni dopo la fuga di Varennes, di questo monarca vinto, la Rivoluzione fa un nemico fondamentale da vincere, che presto si appoggerà ai re d'Europa. La guerra, infatti, moltiplica rischi e timori: fa dei nobili e dei preti refrattari i veri nemici della patria, essendo del tutto caduto il confine tra opposizione e tradimento. La caduta del re, il 10 agosto 1792, non diminuisce affatto il pericolo del complotto, anzi. E' proprio durante le sei settimane che vanno dal 10 agosto al 20 settembre, la dichiarazione della Repubblica, che il Terrore fa il suo ingresso nella politica rivoluzionaria, anche se non ancora nella politica della Rivoluzione: benché il 17 agosto, sotto pressione di Danton ministro della Giustizia, venga instaurato il Tribunale rivoluzionario, tra il 2 e il 6 settembre si assiste al grande massacro delle folle, indipendenti quindi dall'alto. I massacrati sono detenuti comuni, gli uccisori sono i vincitori del 10 agosto: nessun ordine venuto dall'alto, anche se la stampa insiste sul vecchio ritornello di Marat di liquidare i traditori. La folla non ha bisogno di alcun leader per organizzare questo massacro, e Danton si astiene: “Ieri è stato un giorno sui cui avvenimenti bisogna probabilmente stendere un velo”.
Il Terrore diventa un sistema repressivo organizzato dall'alto solo a partire dal 1793, quando i montagnardi si appoggiano sugli attivisti delle sezioni parigine per assicurarsi il controllo della rivoluzione. L'esecuzione di Luigi XVI (che essa sia il preludio o no del Terrore in sé) traduce sul piano politico la vittoria della Montagna. Mentre i girondini puntano sull'allentamento della repressione, i montagnardi, come è stato detto, si alleano con i militanti delle sezioni, giocando la carta della politica terrorista. Il 21 gennaio, gli insuccessi militari, le difficoltà economiche e la guerra in Vandea aprono la via verso la deriva oltranzista.
Il 5 settembre, dopo la creazione del Tribunale rivoluzionario per i sospetti, dei Comitati di sorveglianza e l'emanazione di leggi sugli emigrati, il Terrore diventa il braccio del governo. Al suo vertice stanno i due comitati, e particolarmente quello di Salute Pubblica, con compito di sorveglianza e polizia; alla base, una vasta rete di comitati rivoluzionari locali, con il compito di arrestare i “sospetti”. Questi sono giudicati da Corti straordinarie, la principale delle quali è il Tribunale Rivoluzionario di Parigi. Le udienze sono sbrigative, e le difese possono durare al massimo tre giorni; il Tribunale può concedere la grazia e le sentenze sono emesse con deliberazioni segrete a maggioranza di voti. Ma il Terrore si esercita anche nell'“armata rivoluzionaria”, gendarmeria politica della Parigi delle sezioni. Esso ha la sua leva nel rappresentante in missione, delegato dal Comitato di Salute Pubblica per organizzare la vittoria della repubblica alle frontiere e sterminare i nemici della Rivoluzione in provincia come a Parigi: ha il potere di istituire tribunali o corti marziali straordinari come a Lione o in Vandea. E' solo nella primavera 1794 che il Tribunale di Parigi assume su di sé tutti i processi, con le leggi del 27 germinale (16 aprile) e del 19 floreale (8 maggio), la prima di queste presentata da Saint-Just.
Ma la più famigerata delle leggi del Terrore è sicuramente quella del 22 pratile (10 giugno): essa stabilisce che il Tribunale è “istituito per punire i nemici del popolo” (art. 4), sopprime l'istruttoria (art. 12), fondando l'atto di accusa su semplici denunce (art. 9), nega all'accusato l'aiuto di un avvocato (art. 16) e trasforma l'udienza in una pura formalità, sopprimendo anche l'intervento dei testimoni. Questa legge fu abrogata all'indomani del 9 termidoro, e il Tribunale cessò la sua attività.
E' interessante notare i numeri delle vittime durante questi mesi terribili: 2625 esecuzioni a Parigi, concentrate soprattutto nel Grande Terrore (22 pratile-7 termidoro), quasi 14000 vittime nella provincia, senza contare le guerre e la rivolta di Vandea, 500000 gli arresti in tutta la Francia. Ma queste vittime si concentrano proprio nel momento in cui la Francia è al sicuro: ha sconfitto la Prima Coalizione, la rivolta in Vandea è stata sedata, lo stato è stabile. Il Terrore è quindi una risposta tardiva a una situazione che va riassestandosi.
Insomma, si può fare veramente il processo al Terrore, o è stato piuttosto il colpo di fulmine arrivato dopo centinaia di anni? |